Dopo 61 anni dal lancio della Leica I accade ciò che nell’ambito dello sviluppo dei prodotti è considerato l’apice: il nome del prodotto diventa un marchio. A partire dal 1986, l’intera divisione fotografia della ditta Leitz diventa ufficialmente Leica GmbH. Sull’onda della nuova indipendenza, nel 1988 Leica acquista subito un nuovo stabilimento a Solms, vicino alla città madre Wetzlar. L’anno successivo nasce il Gruppo Leica, che riunisce sotto il nuovo, benché da tempo consolidato, marchio Leica anche sedi internazionali.


I primi vincitori del Leica Oskar Barnack Award degli anni Ottanta concentrano il loro sguardo sulla zona d’ombra di quell’epoca ricca di contrasti, in cui si scorgono miserie e conflitti causati dall’uomo. Tra questi, però, continuano a lampeggiare momenti di resistenza, di speranza e di dignità. Nella variegata dialettica tra miseria e speranza, il LOBA diviene sin da subito un palco dal quale narrare storie umanistiche degne di nota, e con esse quindi l’autentica storia contemporanea.

Björn H. Larsson Ask
Dopo Floris Bergkamp, è Larsson Ask il secondo vincitore del LOBA. La sua spietata serie, che accompagna una bambina con il corpo ricoperto da ustioni nel percorso del trapianto cutaneo e della successiva convalescenza, rende tangibile con il suo sguardo empatico il dolore e la tenacia che la guarigione implica. La serie è una riflessione personale e impressionante tanto sui progressi della medicina quanto su esperienze esistenziali estreme.

Wendy Watriss
Mentre la politica e la storia mondiale sembrano andare avanti quasi con indifferenza, il lungo e drammatico reportage di Wendy Watriss attesta le conseguenze delle decisioni belliche e dei crimini di guerra: menomazioni fisiche e isolamento sociale caratterizzano la vita dei veterani qui ritratti, che dopo la guerra del Vietnam devono convivere con le conseguenze dell’Agente Orange. Nei primi anni Ottanta, mentre gli Stati Uniti si preparano con nuovi armamenti alla Guerra Fredda, queste immagini sembrano fare da contrappeso e ammonimento.

Neil McGahee
McGahee ritrae due anziani contadini del Minnesota, che lottano per preservare il loro stile di vita. Seganti dalle difficoltà della vita di campagna, i loro volti e i gesti lasciano trasparire anche la loro resistenza e un orgoglio naturale. La serie ritrae un mondo e i suoi valori che rischiano di soccombere all’ombra dell’urbanizzazione e dello sviluppo tecnologico degli anni Ottanta.

Stormi Greener
In un’epoca segnata dalla cultura giovanile, Greener rimette al centro una tematica che altrimenti rimane spesso invisibile: la dignità e il valore di una vita lunga. La sua serie ritrae una donna di 106 anni accompagnandola nella sua vita quotidiana. Scene intime della cura del corpo, del momento dei pasti e di una routine silenziosa, che restituiscono un’immagine dell’invecchiamento come esperienza universale.

Sebastião Salgado
Le sue immagini di corpi emaciati e sguardi esausti scuotono l’opinione pubblica mondiale. Salgado documenta la carestia in Etiopia con il suo inimitabile modo gentile, che non fa altro che acuire la drammaticità del tema trattato. Questa serie è l’emblema del suo stile umanistico: epico, potente, politico. Nel contesto della crisi economica globale, le sue fotografie testimoniano le brutali conseguenze della disuguaglianza strutturale.

David Turnley
Scene di violenza e umiliazione, della lotta per la propria dignità e una volontà di cambiamento storico intrisa di speranza. Realizzata a metà degli anni Ottanta, la serie di Turnley sulla società sudafricana testimonia uno sguardo profondamente umano sui forti contrasti di quella terra. Per il fotografo è un modo di confermare e alimentare la lotta per la libertà che si svolge nel paese, ma anche la critica contro la radicata segregazione razziale, ormai condannata a livello internazionale.

Jeff Share
Durante la fase finale della Guerra Fredda, questa serie documenta un movimento che crede fermamente nella libertà e i cui sostenitori dedicano il loro futuro personale alla creazione di una società pacifica. La marcia internazionale per la pace e il disarmo nucleare, che Share accompagna per nove mesi, diventa anche un’opposizione indiretta ai vantaggi sempre più comodi del capitalismo e alla disaffezione politica.

Christopher Steele-Perkins
Questa serie è dedicata ai sopravvissuti dello scandalo della talidomide, un farmaco contro la nausea prescritto negli anni Sessanta alle donne incinte che causò la nascita di migliaia di bambini con gravi malformazioni. Steele-Perkins mostra queste persone a distanza di decenni nella loro vita quotidiana, rappresentandole non come vittime del destino, ma persone piene di dignità, con una forte accettazione di sé stesse. Negli anni Ottanta, in cui solida era la fiducia nel progresso, la serie diventa un monito intergenerazionale alla responsabilità medica.

Charles Mason
L’operazione di salvataggio di tre balene grigie intrappolate nei ghiacci dell’Alaska ha una risonanza mediatica internazionale. Per undici giorni Mason documenta lo spirito particolare che ha alimentato questo sforzo collettivo. Per farlo si mescola al variegato gruppo di persone, da indigeni fino ad attivisti di Greenpeace, mostrando, nel contesto delle tensioni geopolitiche che precedono la fine della Guerra Fredda, un’altra immagine, universale, di solidarietà tra gli uomini per la natura.

Sulle strade di Berlino emozioni e storie si fondono in modo mai visto prima: persone in festa sul muro abbattuto a mani nude, lacrime sui volti, politici, musicisti e personaggi famosi sotto i riflettori. La riunificazione tedesca diventa uno spettacolo simbolico internazionale che, tra commoventi destini individuali e sincere speranze di libertà, lascia ampio spazio anche alla messa in scena mediatica e politica. Una pièce indimenticabile. Sul palcoscenico dell’unità.



L’AIDS fa la sua scioccante comparsa tra gli anni Ottanta e Novanta: nuovo, mortale, stigmatizzato. Per molti, però, la malattia rimane invisibile, e questo genera paure astratte e al contempo la tendenza a ignorarne i pericoli. Ma sono due toccanti serie fotografiche a rendere emotivamente tangibili le conseguenze dell’AIDS.

Nel 1993 Gideon Mendel documenta con la sua serie The Ward la vita di giovani adulti in uno dei pochi reparti per malati di AIDS di Londra, prima dell’introduzione di terapie efficaci. Le sue immagini mostrano momenti di cura, vicinanza, accettazione e addio, diventando testimonianza coraggiosa di un destino perduto.

Con le sue immagini drammatiche scattate in una struttura di cura speciale per bambini affetti da AIDS nella città di New York, Claire Yaffa mostra, per tutti gli anni Novanta, quanto l’amore e l’affetto prevalgano sulla perdita certa. Riesce a dare alla malattia inarrestabile un volto particolarmente umano, seppure tragicamente fatale.
Da qualche parte, tra la messa in scena artistica e lo sguardo autentico sulla realtà: a metà degli anni Novanta cambia la visione dei paesaggi, complice quella maggiore flessibilità raggiunta nella fotografia e nei viaggi. Ne nascono serie fantastiche in ogni senso, che, grazie ai colori vivaci, alle prospettive insolite e a un’eccezionale qualità dell’immagine, paradossalmente rivelano la loro vera natura solo al secondo sguardo.




