1939
La verità è l’immagine migliore.
Robert Capa, 1937
Aocchiapertidentrolabisso:laSecondaGuerraMondialehacausatopiùdolore,morteeterrorediquantochiunquepossaimmaginare.Ma,selaveritàrestalimmaginemigliore,leimmaginidellaveritàpiùterribiledovrebberoserviresoloalloscopopiùalto:comeeternomemorialeeispirazioneaopporsi,perdareaiposterilapossibilitàdiesseremigliori.Leistantaneecheseguonoservonoproprioaquestoscopo.Cioffronounavisionefugace,seppurveritiera,deimomentipiùbuidellastoriaumana.

Nel mirino del regime

L’inizio della guerra segna la fine del fotogiornalismo tedesco. Il regime totalitario tollera solo fotoreporter selezionati che vengono arruolati come soldati nelle compagnie di propaganda. Sono loro a far vedere alla popolazione le immagini della guerra. La Leica IIIc, in particolare, caratterizza il linguaggio visivo della perfida strategia mediatica, la quale cerca di evidenziare la forza superiore, la vicinanza all’azione e la volontà di vincere. La Leica, precisa e mobile, venne addirittura definita da Goebbels come un’“arma” nella lotta ideologica.

Soggetto notturno in bianco e nero, carro armato tedesco che spara con la mitragliatrice tracciante
Soldati corrono accanto a un carro armato durante un raid
© bpk-Fotoarchiv / Arthur Grimm
L’equipaggio di un caccia-bombardiere Messerschmitt Me 110 in un campo di aviazione sulla costa della Manica davanti al proprio aereo
© bpk-Fotoarchiv / Arthur Grimm
Diversi soldati in missione di combattimento in un campo
© bpk-Fotoarchiv / Arthur Grimm
I soldati passano davanti a un mezzo pesante in fiamme
© bpk-Fotoarchiv / Arthur Grimm
Soggetto in bianco e nero, uomo dallo sguardo tetro seduto su una sedia, le mani stringono i braccioli della sedia. Due uomini in piedi sullo sfondo.
Joseph Goebbels; Paul Schmidt, Ginevra, Svizzera 1933, Alfred Eisenstaedt
© Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock

«Gli occhi dell’odio»


Già nel 1933 Alfred Eisenstaedt venne incaricato dalla rivista Life di ritrarre Joseph Goebbels a Ginevra. Il ministro del Reich per l’istruzione pubblica e la propaganda, fresco di nomina, accenna un sorriso prima di rivolgere lo sguardo a Eisenstaedt, ebreo. Lo sguardo di Goebbels si incupisce all’istante. Clic. Preso. L’immagine rivela il turpe ghigno del potere, facendo presagire l’odio profondo con il quale colpirà il mondo.

Quando ho in mano la macchina fotografica, nulla mi spaventa.
Alfred Eisenstaedt
© Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock
Ritratto in bianco e nero di Alfred Eisenstaedt

Ogni raggio di luce disturba l’oscurità

Proprio come suo padre, anche Elsie Kühn-Leitz aiuta chi è perseguitato in guerra. Se i nazisti l’avessero scoperta, la libertà sua e della sua famiglia sarebbe stata compromessa, e con essa anche il futuro dell’azienda. Un rischio di cui è ben consapevole e che presto diventa un pericolo reale. Quando la “mezza ebrea” Hedwig Palm viene sorpresa ad attraversare il confine con la Svizzera, la ricerca incessante dei traditori da parte della Gestapo alla fine porta a Elsie e a suo padre.


Ernst Leitz II, tuttavia, viene rilasciato dopo ore di interrogatorio, e l’azienda messa “soltanto” sotto stretta osservazione, perché Elsie si dichiara l’unica responsabile del favoreggiamento alla fuga. Viene rinchiusa nella prigione della Gestapo di Francoforte, in condizioni talmente dure da metterla in pericolo di vita. Dopo tre disperati mesi, però, il padre riesce per fortuna a ottenere la liberazione di Elsie. Stando ai rapporti, grazie a una tangente milionaria.

Soggetto in bianco e nero, cortile interno di una prigione di Francoforte
Detenzione nella prigione di Francoforte , Frank Dabba Smith
Appunti scritti a mano da Henri Cartier-Bresson su Elsie Kühn-Leitz
Ritratto stilizzato di Elsie Kühn-Leitz
Old Leitz Werke Building

L’azienda Leitz nell’ombra della guerra

Il regime nazionalsocialista impone la conversione dell’industria tedesca a un’economia di guerra. Anche la produzione di Leitz è limitata obbligatoriamente ai dispositivi ottici a uso militare. Nel 1942, Ernst Leitz II si vide addirittura costretto ad aderire al Partito Nazista (NSDAP) per preservare l’azienda. Nel frattempo, i dipendenti al fronte venivano sostituiti da lavoratrici e lavoratori deportati. Contro la volontà dei nazisti, la famiglia Leitz trattò anche questi dipendenti nel migliore dei modi, cosa che in seguito portò a un ammonimento da parte del partito.

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